J-Ax – Vita, morte e miracoli: quando raccontarsi significa fare i conti con se stessi

Ci sono dischi che nascono semplicemente per aggiungere nuove canzoni a una carriera e altri che sembrano arrivare nel momento preciso in cui un artista sente il bisogno di fermarsi, voltarsi indietro e mettere ordine tra ricordi, errori, successi e cambiamenti. Vita, morte e miracoli di J-Ax dà soprattutto questa seconda impressione. Già il titolo sembra voler contenere tutto: la vita vissuta, i momenti in cui qualcosa finisce e quelle rinascite, piccole o grandi, che nel corso degli anni possono assomigliare davvero a dei miracoli. J-Ax torna mettendo al centro se stesso, ma senza trasformare il disco in una semplice celebrazione della propria carriera. C'è il tempo trascorso, ci sono le contraddizioni, le cadute, la voglia di continuare a provocare e quella particolare capacità di utilizzare l'ironia anche quando dietro una battuta si nasconde qualcosa di decisamente più serio. Chi lo segue dagli anni degli Articolo 31 conosce perfettamente il personaggio. J-Ax ha costruito buona parte della propria identità musicale sulla provocazione, sul sarcasmo, sulla rabbia e su un linguaggio diretto, spesso volutamente esagerato. È stato una delle voci di una generazione che attraverso il rap ha iniziato a raccontare una realtà diversa da quella rappresentata dalla musica italiana più tradizionale. Da allora è cambiato praticamente tutto. È cambiato il rap italiano, diventato uno dei generi dominanti del mercato. È cambiata l'industria discografica, è cambiato il modo di ascoltare musica e naturalmente è cambiato anche lui. Ed è proprio questo uno degli elementi più interessanti di Vita, morte e miracoli. J-Ax non sembra voler rincorrere disperatamente il ragazzo che era. Non cerca di cancellare gli anni trascorsi e nemmeno di comportarsi come se il tempo si fosse fermato. Prende invece quel ragazzo, lo osserva a distanza e prova quasi a dialogare con lui. La provocazione rimane, così come la battuta tagliente e quella voglia di andare controcorrente che lo accompagna da sempre. Ma oggi dietro tutto questo si avverte una consapevolezza differente. Il ragazzo che un tempo sembrava voler sfidare il mondo è diventato un uomo che ha scoperto che alcune delle battaglie più complicate non si combattono necessariamente contro qualcuno. Spesso si combattono contro le proprie paure, contro gli errori commessi, contro il tempo che passa e soprattutto contro le versioni precedenti di noi stessi. Musicalmente il disco conserva molti degli elementi che hanno caratterizzato la carriera solista di J-Ax. Rap, pop, rock e contaminazioni convivono senza la necessità di scegliere una sola direzione. Del resto, cercare di rinchiudere J-Ax dentro una definizione precisa è diventato da tempo piuttosto difficile. Forse perché J-Ax non è mai stato soltanto un rapper. È soprattutto un narratore popolare. Uno di quegli artisti capaci di prendere un'esperienza personale, una nevrosi, una polemica o un'osservazione sulla società e trasformarla in qualcosa di immediatamente riconoscibile. Anche quando si può non essere d'accordo con quello che dice, difficilmente si ha la sensazione che dietro il microfono ci sia qualcuno che non abbia niente da raccontare. In Vita, morte e miracoli questa caratteristica torna con forza. Dietro alcune provocazioni si sente il peso dell'esperienza. Dietro certe battute sembra nascondersi qualcosa che fa un po' meno ridere di quanto possa sembrare al primo ascolto. Ed è proprio questo contrasto a rendere il progetto interessante. Si può sorridere e, pochi secondi dopo, ritrovarsi davanti a una frase che porta altrove. È sempre stato uno dei punti di forza della scrittura di J-Ax: usare l'ironia quasi come una porta d'ingresso per parlare di qualcosa di molto più serio. Poi c'è un protagonista silenzioso che sembra attraversare tutto il disco: il tempo. Il successo cambia. La musica cambia. Il pubblico cambia. Le amicizie cambiano. Cambiano le priorità, le persone che abbiamo accanto e persino il modo in cui guardiamo quelle cose che venti o trent'anni prima consideravamo fondamentali. E cambia anche il significato della parola successo. A vent'anni può significare vendere dischi, riempire concerti o dimostrare qualcosa agli altri. Con il passare degli anni può diventare semplicemente riuscire a guardarsi allo specchio riconoscendo la persona che abbiamo davanti. J-Ax sembra esserne consapevole. Non prova a fingere di avere ancora vent'anni e soprattutto non sembra avere paura di raccontare il fatto di non averli più. Porta con sé una storia enorme, fatta di successi, polemiche, momenti complicati, rotture, riconciliazioni e ripartenze. Una carriera così lunga inevitabilmente diventa anche una specie di album fotografico della propria vita. E per chi J-Ax lo ascolta da molti anni accade qualcosa di particolare: alcune canzoni finiscono per riportare alla memoria non soltanto determinati periodi della sua carriera, ma anche momenti della propria vita. È uno dei privilegi degli artisti che riescono a durare nel tempo. Le loro canzoni smettono di appartenere soltanto a loro e diventano punti di riferimento nella memoria di chi le ha ascoltate. Forse è proprio per questo che Vita, morte e miracoli può essere ascoltato anche come qualcosa di più di un semplice nuovo album. È un disco che parla inevitabilmente del passare degli anni. E arrivati alla fine rimane soprattutto una sensazione: J-Ax non vuole necessariamente dimostrare di essere quello di una volta. Vuole dimostrare di essere ancora J-Ax, ma con tutto quello che gli anni gli hanno lasciato addosso. Personalmente è proprio questo l'aspetto che mi ha colpito maggiormente. Ascoltando questo disco non ho avuto soltanto la sensazione di ascoltare J-Ax. In alcuni momenti mi è sembrato di ascoltare anche il rumore del tempo che passa. E quando un artista riesce a provocare questa sensazione, inevitabilmente finiamo per pensare anche al nostro percorso. Alle persone che eravamo vent'anni fa. Alle convinzioni che sembravano incrollabili e che poi abbiamo cambiato. Alle persone incontrate, a quelle rimaste e a quelle che abbiamo perso lungo la strada. Agli errori che avremmo voluto evitare e alle piccole vittorie che magari nessuno ha mai visto. Crescendo scopriamo che la vita raramente segue il percorso che avevamo immaginato. Qualcosa finisce, qualcos'altro comincia. Cadiamo, ci rialziamo, cambiamo idea, perdiamo persone, ne incontriamo altre e qualche volta riusciamo perfino a sorprenderci di noi stessi. Ed è qui che il titolo assume forse il significato più bello. Perché i miracoli non devono necessariamente essere eventi straordinari. A volte il miracolo è riuscire a ricominciare. A volte è avere ancora qualcosa in cui credere. E qualche volta il miracolo è semplicemente essere ancora qui, dopo tutto quello che abbiamo attraversato, con abbastanza voglia, ironia e coraggio per avere ancora qualcosa da raccontare. J-Ax, dopo tanti anni di musica e di vita, quella voglia sembra averla ancora. E forse è proprio questo il suo piccolo, grande miracolo.

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