Miley Cyrus – “Bass Persuades”: quando il pop torna a farsi sentire anche sulla pelle
Miley Cyrus non è mai stata un’artista particolarmente interessata a rimanere ferma nello stesso posto. Quando sembra aver trovato una strada, spesso è proprio quello il momento in cui decide di cambiarla. E con “Bass Persuades”, il suo decimo album, pubblicato il 18 settembre 2026, lo fa ancora una volta.
Dopo l’ambizione e le sperimentazioni di Something Beautiful, Miley cambia prospettiva e porta la sua musica verso un territorio decisamente più fisico. Il titolo, in fondo, dice già parecchio: qui è il basso a “convincere”, il ritmo a prendere il sopravvento e la musica a cercare nuovamente il contatto con il corpo.
Ma sarebbe riduttivo pensare a Bass Persuades semplicemente come a un disco da ballare.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è proprio l’idea che sembra attraversarlo: in un’epoca in cui ascoltiamo musica mentre facciamo altre dieci cose, Miley prova a ricordarci quanto possa essere bello lasciarsi trascinare da un ritmo.
C’è molta elettronica, naturalmente, ma anche un pop muscolare, a tratti quasi brutale, che convive con momenti più morbidi, romantici e sospesi.
Ed è questo contrasto a rendere il disco interessante.
Miley passa dall’energia del club a episodi molto più intimi senza perdere quella voce roca e immediatamente riconoscibile che, ancora una volta, rimane probabilmente il suo strumento migliore.
Dentro Bass Persuades convivono diverse anime.
Ci sono momenti che guardano apertamente alla cultura dance e al grande pop del passato, con echi che possono ricordare certe atmosfere di Madonna e Grace Jones, ma Miley evita di trasformare il disco in una semplice operazione nostalgia.
Il passato viene utilizzato come materiale da modellare.
E quando l’album rallenta, emerge un’altra Miley.
Brani come “Let’s Get Married” mostrano un lato più sognante e sentimentale, mentre “Innocent Ways” porta il disco verso territori più introspettivi. In “Different Religion”, insieme a Cole Haden, arriva invece uno dei momenti più particolari del progetto.
Il risultato è un album che alterna continuamente movimento e intimità.
È forse questa la cosa che apprezzo maggiormente di Miley Cyrus.
Potrebbe tranquillamente cercare ogni volta la nuova Flowers, costruendo album intorno a singoli facili da mandare in radio. Invece continua a complicarsi la vita.
A volte funziona benissimo, altre volte un po’ meno.
Anche Bass Persuades non è perfetto: qualche passaggio sembra meno necessario di altri e non tutte le sperimentazioni hanno la stessa forza. Ma è difficile annoiarsi.
Perché dietro c’è un’artista che continua ad avere curiosità.
E nel pop di oggi non è poco.
Bass Persuades è uno di quei dischi che probabilmente bisogna ascoltare più di una volta prima di giudicare.
Al primo ascolto arriva soprattutto il ritmo. Al secondo cominci a percepire le sfumature. Poi ti accorgi che dietro quella voglia di farci muovere c’è anche parecchia emotività.
Personalmente preferisco un’artista che ogni tanto rischia di sbagliare pur di provare qualcosa di nuovo, piuttosto che una che continua a ripetere all’infinito la formula che l’ha portata al successo.
E Miley Cyrus, nel bene e nel male, continua a scegliere la prima strada.
Bass Persuades non vuole essere soltanto ascoltato.
Vuole volume.
Vuole spazio.
E soprattutto vuole ricordarci una cosa molto semplice: la musica non deve passare soltanto dalle cuffie. Ogni tanto deve attraversarti.

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